Castello di Ama per l'arte contemporanea

2003: KENDELL GEERS

Revolution/Love

Kendell Geers

NOITU(LOVE)R: molte vite in un curriculum
Nel libro «My tongue in your cheek», pubblicato in occasione della mostra al «Palais de Tokyo» (2002), Kendell Geers fa iniziare il suo curriculum vitae nel 1652 con la dichiarazione di colonia olandese del Capo di Buona Speranza. E poi procede per tappe culturali, politiche e sociali fino ad oggi. Nel 1968 situa la data elettiva della sua nascita e cita la morte di Duchamp; l'assassinio di Martin Luther King; la contestazione della Biennale di Venezia; il maggio francese; l'espulsione del Sud Africa dall'Onu; il ferimento di Andy Warhol da parte di Valerie Solanas. Il suo curriculum é una dichiarazione politica che tiene insieme la cronaca storica, gli eventi culturali e le ascendenze familiari, tutti concorrono al processo di costruzione della sua identità. Già qui possiamo riconoscere il concetto di NOITU(LOVE)R che si condensa nella scritta che ha progettato per il Castello di Ama.
La lingua inglese permette questo scavo tra le lettere per cui la parola love si trova al centro di revolution. Ma questa traslitterazione ha una portata semantica e simbolica che va oltre le barriere di una lingua dominante. Le scoperte delle grandi rivoluzioni scientifiche, politiche, culturali non si fermano al momento in cui avvengono, continuano il loro cammino amalgamandosi alle coscienze in forme più o meno consapevoli, come succede nell'amore tra uomini e donne. Non si possono assorbire in modo passivo: quando si rileggono si rimane comunque contagiati ed é istintivo partecipare a eventi ormai lontani. Succede così anche nell'arte.
Il fatto che la scritta NOITU(LOVE)R sia stata pensata per una cantina da un lato sottolinea la trasformazione specifica del vino; dall'altro pone in primo piano quella rivoluzione quotidiana che ognuno compie nella propria casa. Geers nelle sue opere mette, infatti, in figura il continuo scambio di influenze tra pubblico e privato, tra politico e personale, tra passato e presente. Per cui il suo essere bianco e sudafricano non si limita a un esame di una condizione di nascita, ma è un detonatore di contraddizioni più ampie che riguardano la lunga e sedimentata storia dell'Occidente.
Il fatto che questa scritta appaia in una stanza che evoca una cripta romanica, che sia rossa come un colore primario, ma anche come il sangue, apre una serie di rimandi coerenti alla ricerca di Geers. Lui ripercorre i punti nevralgici che attraversano il mondo segnando supremazie e subalternità (proprietà privata, religione, controlli polizieschi, storie della violenza e dell'erotismo...).
Una linea rosso cupo, dipinta col vino stesso, avvolge la pancia di una sequenza di botti: si crea così un'alleanza visiva tra la scritta di Geers e una produzione che connota il paesaggio italiano. Ma il vino ci trasporta anche in altri panorami, quelli che presiedono all'idea del divino e alle contaminazioni tra mondo greco, romano e cristiano. Dioniso/Bacco, il dio che trasferiva in cielo il lato emozionale, libertario, contraddittorio della partecipazione, era sinonimo di ebbrezza: una dimensione necessaria della conoscenza per non separare la razionalità da altre forme di percezione. Tant'é che il dionisismo è simbolo di quelle rivoluzioni che deviavano dalla norma e che solo un dio poteva assecondare. L'ebbrezza dionisiaca ha molte derivazioni cultuali, come l'estasi sciamanica o ascetico-cristiana, e il vino nell'Ultima Cena diventa sangue di Cristo. In via analogica, l'ebbrezza dionisiaca appartiene anche alla conoscenza contemporanea, in quanto figura della molteplicità percettiva necessaria a comprendere i concetti di caos e entropia indagati dalla razionalità scientifica.
Appare la domanda cruciale nascosta nel neologismo di Kendell Geers: è possibile coordinare l'idea di rivoluzione alla scossa emotiva prodotta dall'arte?
Kendell ha scavato dentro questa parola e ha riconosciuto il legame tra revolution e love; ha scavato dentro le lettere di una lingua dominante e ha evocato la diversità di pronuncia. Il femminismo degli anni '70 e i movimenti no global attuali hanno scavato dentro l'ordine simbolico, economico e, nel binomio personale/politico, nazionale/locale, prospettano una rivoluzione in cui le differenze parlano con la propria lingua.
Heidegger rispetto alla rivoluzione della tecnica diceva: «solo un dio ci può salvare»: Kendell Geers sembra rispondergli che il dio di cui abbiamo bisogno è Dioniso, perché, se revolution e love sono una sola parola, la salvezza ci può essere quando passione e ragione, ordine e disordine trovano nuove alleanze.
La scritta di Kendell e il suo curriculum, hanno alle spalle molte vite e hanno di fronte «un amor che mai non fina».

Francesca Pasini

Kendell Geers
Presentazione
4 ottobre 2003