Castello di Ama per l'arte contemporanea

2005: CHEN ZHEN

La Lumière intérieur du corps humain

Chen Zhen

Una conversazione tra Chen Zhen
e Zhu Xian

Zhu Xian: Le caratteristiche del contesto in cui hai operato hanno rafforzato i significati del tuo lavoro, conferendogli un potere spirituale.

Chen Zhen: Non è stato tanto il contesto a elevare l'opera quanto il fatto che la concezione dell'opera stessa si basava prioritariamente sulla considerazione del contesto. Uno dei miei metodi creativi costanti consiste nel dialogare con il contesto interno/invisibile del luogo. Vedi, ogni volta che propongo un progetto – intendo dire il progetto di una grande installazione – in un luogo in cui non sono mai stato, sicuramente insorgeranno dei problemi, grandi o piccoli che siano. Mi è capitato di trovarmi di fronte a problemi enormi, inclusa persino la mancanza d'ispirazione. Un altro problema che può porsi è l'estraneità dell'opera rispetto al luogo.

Z. X.: Una volta hai detto che quando crei un progetto non hai bisogno di lavorare in uno studio. Non sarebbe dunque corretto affermare che il modo totalizzante con cui ti affidi al luogo equivale in realtà a usare il luogo come una specie di studio?

C. Z.: Sarebbe un'affermazione giusta per molti artisti, ma non per me. Lasciare lo studio vuol dire per me tuffarsi nel mondo reale, penetrare nelle pieghe più interne della vita. Un luogo non è semplicemente uno spazio dove lavorare, ma è un tipo di vita. Se il luogo rappresenta i fattori contestuali per l'opera, quali sono allora i fattori contestuali del luogo? Dovremmo esaminare da vicino questa questione.

Z. X.: I fattori contestuali del luogo?

C. Z.: Sì! Tutte le cose invisibili. Per esempio la storia del luogo, le caratteristiche della città in cui esso si trova: il suo contesto geografico, sociale, culturale, etnico ecc. Il tema della mostra e l'intenzione del curatore fanno spesso anch'essi parte dei fattori contestuali. Qualsiasi importante fatto storico e qualsiasi particolare evento collegati al luogo dove si tiene la mostra costituiscono anch'essi dei fattori contestuali. Talvolta, persino le condizioni meteorologiche e le variazioni stagionali possono essere considerate elementi contestuali. Le caratteristiche del clima e della temperatura, le stagioni piovose o i periodi di siccità possono tutti essere considerati fattori contestuali. Per i contesti, dovremmo essere capaci di creare qualcosa dal nulla, e trovare per essi dei pretesti.

Z. X.: Sembri avere delle speciali intuizioni circa la conoscenza e le esperienze del contesto. Lascia dunque che ti chieda: quali sono le esatte relazioni fra l'opera e il suo contesto? In altre parole, come si dovrebbe configurare il processo creativo in questa particolare relazione con il contesto?

C. Z.: Una volta un amico mi ha chiesto cosa provo quando raggiungo il momento e la fase più eccitante del mio processo creativo. Gli ho risposto che è come un fenomeno di cortocircuito elettrico. Due elettrodi opposti s'incontrano: estranei, ma appartenenti allo stesso circuito elettrico. Quello che davvero m'interessa è il potere scioccante e distruttivo innescato da un "cortocircuito". È questa la creazione. Il momento più stimolante. Per darti una risposta più diretta: ogni volta che un artista s'imbatte in fattori contestuali diversi sperimenterà – in gradi, scale e misure di potere diversi – conflitti, dialoghi e un "richiamo dal tempo e dallo spazio" o una trasformazione dall'uno all'altro. Ossia, sperimenterà il fenomeno del "cortocircuito".

Z. X.: Le tue esperienze vanno a cozzare contro le "esperienze del luogo", producendo un'osmosi e una trasformazione dell'una nell'altra. Sono queste le "transesperienze". Ma credi che la vita delle stesse opere d'arte ne sia così limitata? Continuano le opere a mantenere la loro indipendenza? Cosa ne fai delle opere una volta conclusasi la mostra?

C. Z.: Il fenomeno del "cortocircuito" nel processo creativo indica la concezione dell'opera e l'innescarsi del processo di pensiero. Il momento in cui ciò accade è molto simile a quello in cui una nuova creatura esce dal grembo dalla madre. Dialogare con il contesto interno/invisibile del luogo riflette il concetto e la volontà di uscire dallo studio. Questa pratica rompe con la tradizione del pensiero monotono e del chiuso dello studio dell'artista, fidando invece in esperienze occasionali, temporanee, incerte, caotiche, contingenti e mutevoli. Questo nuovo metodo si propone di disintegrare la natura meccanica della creazione artistica.

Chen Zhen
Presentazione
5 novembre 2005