Come non mancano di sottolineare i sociologi, alla perdita di punti di riferimento (per esempio la decadenza degli stati nazionali e delle istituzioni ad essi subordinate) che accompagna la globalizzazione si lega strettamente anche un incremento esponenziale della paura di perdere quell'unico valore condiviso che è il potere economico. Ci si trova, quindi, di fronte al paradosso che la decrescente importanza del potere centrale e il conseguente depauperamento del concetto "tradizionale" di confine in vigore con l'attuale sistema economico internazionale si può applicare soltanto a informazioni (anche se si dovrebbero fare molte precisazioni a riguardo), soldi e merci. I singoli individui, al contrario, sembrano essere sempre più dipendenti dal potere "protettivo" di delimitazioni e frontiere. Sotto questo punto di vista possiamo considerare l'abbattimento del muro di Berlino — che con grande emozione e gioia abbiamo visto cadere poco più di 15 anni fa — come emblema soltanto della fine della Guerra Fredda, e non, come abbiamo ingenuamente sperato a quel tempo, prodromo di un mondo senza barriere e limiti.
A quel simbolico muro, eretto nell'agosto del 1961, si stanno sostituendo molti altri confini: dalle mura erette dagli israeliani a recinzioni più piccole e mimetizzate nella nostra quotidianità. Guardie e barriere, infatti, circondano enclavi (quali le zone residenziali o gli shopping mall) all'interno delle nostre città e definiscono le zone in relazione alla ricchezza e alla posizione sociale.
Qui in Toscana, in un paesaggio e impregnato di storia e di cultura, luogo di incontro e produzione di idee, di storie e di immagini, Carlos Garaicoa ripropone alcuni di questi muri, nuovi e antichi, in un formato ridotto che, volendo, ci permette di scavalcarli facilmente (quasi invitandoci a pensare che ogni limite è stato costruito per spingerci a superarlo), ma che ciò nonostante si impongono con la loro presenza e con la forza delle motivazioni che le hanno create. Tale è la natura umana e le imponenti costruzioni, qui riprodotte, sono pronte a testimoniarlo. Quelle stesse vestigia, una volta persa la loro funzione originaria e dimenticato il sangue versato per difenderle o valicarle, diventano luoghi turistici, come il Vallo d'Adriano, la Grande Muraglia Cinese o lo stesso Muro di Berlino. Da strumenti di divisione si trasformano in elementi fondanti della nostra cultura. Probabilmente Carlos vorrebbe instillarci il dubbio che anche la cultura stessa si nutra di un processo in parte aggressivo e in parte pacifico e di comunicazione tra le persone. Le pietre che possono costruire mura servono a terrazzare campi che diventano produttivi, fonte di benessere, come il paesaggio intorno testimonia. Il contrasto stridente tra paesaggio e istallazione è evidente e, allo stesso tempo, desta meraviglia e ammirazione; come tutti i lavori di Carlos, si potrebbe aggiungere. La sua capacità di intercettare e dare forma alle nostre tensioni, credo sia una delle sue grandi qualità: la sua estrema sensibilità nel dare spazio a problemi sociali e personali, con una capacità visionaria e un'attenzione ai particolari del luogo che risvegliano il nostro stupore, ci affascinano, creando una sintesi che conferma l'artista cubano quale voce autorevole in grado di narrare in modo lucido le contraddizioni del nostro tempo. Anche in questa nuova installazione Carlos Garaicoa, infatti, non può fare a meno di osservare la realtà che lo circonda e commentarla. Erigere un muro che può separarci dal nostro vicino e nasconderci dal suo sguardo, come avviene nel video Yo no quiero ver más a mis vecinos, è metafora della situazione attuale e, allo stesso tempo, assunzione di responsabilità, dichiarazione del coinvolgimento di ciascuno di noi (l'artista stesso per primo) in questa corsa alla costruzioni di mura di difesa che nasce dal sentimento di paura dilagante e dalla volontà di garantire la propria privacy. Sentimenti legittimi, ovviamente, ma ambigui, tali da generare anche conseguenze diametralmente opposte. Aspetti politici e aspetti privati, spazio sociale e spazio intimo; tutti questi muri sparsi ai nostri piedi parlano di queste due polarità che entrano in contatto e che devono risolversi in una complessa negoziazione, fallita dai regimi comunisti (non scordiamoci che Cuba è ancora una roccaforte del "Secondo Mondo") ma anche dal liberismo vincitore incontrastato di questi anni e che rimane a tutt'oggi una questione aperta.
Roberto Pinto