Il lavoro di Nedko Solakov analizza, con una straordinaria ed originale irriverenza ed efficacia, il ruolo e le contraddizioni insite nel sistema dell'arte contemporanea, nei suoi meccanismi di comunicazione e nel suo schizofrenico rapporto con la società reale e la geopolitica culturale. Attraverso l'utilizzo della più vasta gamma di tecniche, media ed ambiti linguistici, dal disegno al video, dalla manipolazione di oggetti trovati alla performance nonché alla creazione di racconti prettamente letterari, il mito dell'arte è vivisezionato attraverso azioni ed interventi sarcastici e puntuali nei luoghi e nei contesti adibiti alla fruizione delle opere d'arte o per contrasto attraverso la proposizione di progetti artistici in luoghi e contesti dove l'arte sarebbe potenzialmente assente. Basti ricordare l'inserimento di grandi virgolette realizzate in velluto nero e posizionate a fianco ad un quadro appartenente alla collezione permanente del museo di Sofia che non era stato possibile rimuovere in occasione di una mostra d'arte contemporanea a cui l'artista era stato invitato, oppure i due indimenticabili imbianchini che a ciclo continuo dipingevano di nero e di bianco la stessa stanza per tutta la durata della Biennale di Venezia nel 2001, o ancora le frasi scritte sulle ali di un aereo di linea e leggibili dai passeggeri nella coercitiva situazione di un viaggio ad alta velocità e ad alta quota.
Quest'ultimo intervento ci introduce quel fattore sorpresa così determinante nella strategia poetica e procedurale dell'artista. Brevi narrazioni, aforismi, descrizioni comparate, giochi di parole, doppi sensi semantici, tracciati con una grafia spontanea e quasi vandalica, si insinuano sulle superfici libere e linde di musei, spazi espositivi ed altri luoghi di aggregazione pubblica. Il loro messaggio sovverte e decostruisce l'aura e il mito dell'arte e fa convergere l'attenzione del pubblico su situazioni o particolari architettonici solo apparentemente insignificanti, ma capaci, grazie all'intervento dell'artista, di rivelare la vera natura delle condizioni che determinano la prassi artistica. La loro trama si snoda in mille rivoli narrativi, ora realistici ora surreali, ora didascalici ora farseschi, che danno vita ad un'inesauribile concatenazione di associazioni di idee che coinvolgono direttamente lo spettatore nell'universo creativo dell'artista e nella tradizione collettiva della prassi artistica e lo interrogano sui limiti e la potenzialità del loro rapporto. Per l'intervento al Castello di Ama, Solakov "popola" le pareti delle sale, dove abitualmente si degusta il suo celebre vino, di piccole scritte e disegnini, apparentemente infantili ed improvvisati, dove con sottile ironia, frasi ad effetto e piccoli personaggi si insinuano tra gli oggetti esistenti o tra le intercapedini del muro, dando vita a dialoghi e situazioni apparentemente paradossali che approfondiscono la storia, l'abituale destinazione d'uso e il nuovo ruolo nell'ambito del sistema dell'arte contemporanea del castello stesso. In una versione contemporanea ed ironica della tradizione millenaria della pittura muraria e dell'affresco in Toscana, l'artista costruisce delle storie parallele nelle quali gli oggetti e gli elementi architettonici preesistenti nella sala si animano di vita propria e rivelano uno spirito vigile e ricettivo di quanto avviene attorno a loro, come la minacciosa presa del telefono che esclama/rivela di "sapere molte cose" o gli interruttori della luce che dialogano tra loro sull'importanza della loro reciproca posizione.
Le ombre e le luci che le lampade distribuiscono nell'ambiente sono lo spunto per riflessioni metafisiche sul giorno e la notte oppure dei fantastici luoghi su cui siedono strani personaggi o uno splendido ragno appende la sua tela ed un bambino la sua altalena. Una sagoma del celebre cavaliere che adorna le etichette del leggendario vino prodotto nel castello è protagonista di un inaspettato incontro al suo ritorno dalle Crociate. La stessa potenzialità inebriante del vino ed i suoi effetti sulla personalità sono il soggetto di altri piccoli episodi, tanto che perfino le onde di un mare immaginario, ricavate ricalcando le venature del muro, si ubriacano liberamente in questo paesaggio rivelato. Ma questa probabilmente è solo l'inizio della mia di narrazione. Ogni spettatore ne ricostruirà un'altra ed un'altra ancora e come sembra indicarci Solakov, questa è una condizione necessaria ed inevitabile in un mondo sempre più frammentato ed inafferrabile come quello contemporaneo, nel quale una rappresentazione ed un'interpretazione unica e lineare della realtà risulta impossibile.
Mario Codognato