"Aqua unum ex quatuor est elementis sine quibus vivere nullus potest". Negli statuti di Siena del 1360, sono due i motivi con i quali si appoggia l'idea di una fontana nella piazza cittadina: l'acqua è uno dei quattro elementi necessari alla vita, e la fontana nel campo non solo è utile all'intera città, ma anche l'abbellisce. Ed anche se all'inizio del XXI secolo l'acqua ormai sgorga abbondante anche dalle docce e dagli scarichi del bagno, pure la fontana – così come la voleva il governo della città di Siena in quel lontano XIV secolo – non ha perso nulla della sua forza simbolica. La fontana, e quindi la presenza dell'acqua, è ancora simbolo di ricchezza, alla fonte si battezza, ed il fascino della simbologia religiosa, mitologica e letteraria della "fons vitae" è rimasto fino ad oggi inalterato, perchè l'acqua è il sangue della terra.
Sono queste le immagini e le associazioni che l'artista spagnola Cristina Iglesias evoca con la sua scultura-fonte. Sistemata in uno dei cortili più appartati del Castello di Ama, questa scultura così discreta e naturale nel suo essere, quasi casuale, sembra trovarsi qui da sempre. Nel mezzo del piccolo cortile, che su un lato si apre al paesaggio, uno spazio quadrato ritagliato nella pavimentazione rivela, al di sotto del livello del suolo, sul fondo, un rilievo, una scultura in bronzo – ma in realtà è resina – che mostra dei rami sistemati ordinatamente quasi a formare un tappeto. Il rilievo, che è il fondo della vasca della fontana, è sistemato obliquamente rispetto alla suolo lastricato del cortile, l'impressione è che la superficie dell'acqua continui e si estenda sotto la pavimentazione, e quindi sotto i nostri piedi: l'apertura permette di gettare uno sguardo all'interno della terra.
Nel momento in cui Cristina Iglesias cerca di rendere visibile la differenza tra l'ambiente naturale e lo spazio costruito, il rapporto tra opera e contesto diventa uno dei temi cardini dell'opera stessa. La fontana, infatti, oltre a dare un centro al modesto cortile, trasformandolo tra l'altro in un luogo di ritiro e meditazione, instaura un dialogo con l'opera dell'artista francese Daniel Buren, situata lí dove il cortile si apre al paesaggio, acquistando così un nuovo significato. Se infatti l'opera di Buren moltiplica lo sguardo nell'orizzontale, nell'ampiezza del paesaggio, quella della Iglesias lo dirige nella verticale, nel profondo della terra.
Cristina Iglesias al tema del luogo e dello spazio, aggiunge nella sua opera un terzo tema centrale, quello del tempo: "Il tempo è veloce, lo spazio è lento", ha detto una volta l'artista americano Vito Acconci, ed ha aggiunto: "Lo spazio è un tentativo per localizzare il tempo e comprenderlo!" In presenza di una fontana ci si aspetta di sentire l'allegro rumore dello sciabordio dell'acqua, la vasca della fontana della Iglesias, invece, si riempie d'acqua silenziosamente e lentamente, ciclicamente, nello spazio di poco più di un ora, il livello dell'acqua sale fino al bordo della vasca, al livello del suolo, vi rimane qualche minuto per poi ricominciare a scendere, e la vasca a vuotarsi. A seconda del livello dell'acqua cambia anche la ricezione del rilievo sul fondo, ed anche la profondità della vasca stessa sembra cambiare. Chi si ferma a guardare, è costretto a barattare la frenesia del quotidiano con la lenta considerazione di questa fontana: il breve momento dello sguardo si dilata nel tempo lungo di una meditazione, il movimento dell'acqua diventa, come quello dell'alta e della bassa marea, il simbolo del respiro dell'intera terra.
"L'illusionismo e l'uso di certi soggetti o motivi, inventati dalla pittura, cessano d'essere territorio esclusivo di quest'ultima e si estendono ad altre discipline come la scultura ed anche l'architettura. La mia visione ha come scopo una combinazione di suggestioni che provengono dal cinema e dal suo modo di usare il montaggio e la sequenza per strutturare il vedere, fino all'esperienza di camminare in un labirinto." Con queste parole Cristina Iglesias ha descritto qualche anno fa il suo modo di procedere concettuale, modo che si manifesta anche nella Fontana, tanto discreta quanto profonda, del Castello di Ama. Negli ultimi vent'anni l'artista ha lavorato sulla creazione di spazi praticabili, padiglioni, sculture architettoniche, in cui virtualità e realtà da un lato, passato e presente dall'altro – dunque spazio e tempo – danno vita a nuove e diverse esperienze dell'oggettività. Iglesias inoltre cancella con naturalezza i confini tra la rigidità dell'istallazione e la labilità dell'intervento, ciò che Umberto Eco descrive nel concetto di "opera aperta", dove l'osservatore riceve una funzione attiva, quella di completare l'opera attraverso la ricezione. Questa tematica è comunque comune a diversi dei lavori realizzati negli ultimi anni al Castello di Ama, opere che conquistano per la loro alta qualità e per il proficuo dialogo venutosi a creare tra le diverse nazioni e generazioni. Questi interventi ci rapiscono in un labirinto di storie e motivi, in cui il vissuto e l'immaginato si intrecciano tranquillamente tra di loro, in cui ciò che è stato ieri si racconta all'oggi senza traumi, un luogo dove diventa facile credere alla trasformazione dell'acqua in vino...
Florian Matzner