“Ogni giorno si deve abbandonare il proprio passato o accettarlo”, sostiene Louise Bourgeois. E poi aggiunge: “Se non si riesce ad accettarlo, si diventa scultori”.
Non sorprende che la potenza del paesaggio medievale della Toscana, con le sue campagne fertili disseminate di borghi e torri svettanti che suggeriscono immagini erotiche (talvolta aggressive), sia stata una ricca fonte di suggestioni nella mente di artisti e scrittori.
Un luogo così attendeva che Louise Bourgeois rispondesse, non poteva essere altrimenti per un’artista che molti anni fa ha realizzato un’importante opera intitolata La distruzione del padre e che parla della sua prima scultura come di un modo per fare a pezzi la figura paterna. Un giorno, da piccola, mentre era a pranzo assieme alla sua famiglia, prese del pane bianco, lo impastò con un po’ di saliva e modellò la figura del padre: “Quando finii di modellarlo, iniziai a tagliarne gli arti con il coltello. La considero la mia prima soluzione scultorea”. Questo accadeva tanto tempo fa, e da allora la reazione creativa della Bourgeois al potere fallico ha attraversato varie fasi, anche se l’energia che permea questa prima soluzione scultorea è tuttora fondamentale nelle sue opere. “Vi sono sempre allusioni sessuali nel mio lavoro”, spiega l’artista che chiarisce una sua dinamica ricorrente: “Talvolta mi interessano esclusivamente forme femminili – grappoli di seni come nuvole – ma spesso le immagini si fondono: seni fallici, maschile e femminile, attivo e passivo”.
Sia nelle sculture che nei disegni la Bourgeois ritorna spesso alle torri, a torri dritte e perpendicolari, a elementi verticali eretti, aste rigide che trasudano virilità. D’altro canto vi sono anche cavità organiche, interni, celle e cellule. A volte intime. O claustrofobiche. Basti pensare a Cell (arch of Hysteria) realizzata nel 1992-93, con il corpo femminile sopra un letto ricoperto da un tessuto. Il corpo crea un arco isterico, e questo arco, spiega l’artista, è sessuale: “È un sostituto dell’orgasmo, senza accesso al sesso”. Vicino alla donna c’è un grande apparecchio. Non è sessuale, è un’asse da stiro che stende le pieghe e allevia le tensioni verso il sonno. La donna sul letto è isolata e non desidera appropriarsi del meccanismo maschile, ma crea piuttosto un suo proprio mondo e ne è felicissima: “Agisce all’interno di una cellula creata da se stessa dove le regole della felicità e dello stress ci sono ignote”, spiega la Bourgeois.
L’isolamento è un modo per superare la tensione insita nel dualismo dei sessi. Platone ha mirabilmante immaginato un’altra possibilità. “All’inizio i sessi non erano due come adesso, erano tre: c’erano l’uomo, la donna e l’unione dei due... L’uomo primordiale era rotondo, il dorso e i fianchi a formare una sfera e aveva quattro mani e quattro piedi, una testa con due volti esattamente uguali che guardavano in direzioni opposte sopra un collo perfettamente rotondo; aveva inoltre quattro orecchie, due organi genitali e così via. Camminava eretto come fanno adesso gli uomini, in avanti o all’indietro a suo piacimento e poteva anche rotolarsi a grande velocità poggiandosi su quattro mani e quattro piedi, otto in tutto, come i giocolieri che vanno avanti e indietro con le gambe in aria. Fu allora che ebbe voglia di correre veloce. Allora i sessi erano tre, e come tali li ho descritti: perché il sole, la luna e la terra sono tre; e l’uomo all’inizio era figlio del sole, la donna della terra, e l’uomo-donna della luna, che è sole e terra assieme...”.
Se l’arco isterico nell’altra opera della Bougeois mostra un mondo di tensione oltre il dualismo dei sessi nel senso dell’isolamento, la nuova opera per il Castello di Ama offre invece un momento di sintesi totale: pezzi di marmo rosa in una fase di auto-fecondazione continua, una figura femminile trasformata in un fallo in boccio. La Bourgeois ha scelto un luogo nascosto e buio e ha costruito una figura verticale all’interno di questo spazio umido. È senz’altro una figura femminile, ma è anche un organo sessuale in boccio in una rorida fase di appagamento con uno zampillo infinito di fluidità. È cosa indipendente, autonoma, che gli gnostici definirebbero pleroma. Platone aveva sognato un essere simile. Adesso è completo.
Daniel Birnbaum